Abbiamo riportato in vita una delle moto simbolo degli anni Ottanta: la Katana 1100

  • Abbiamo riportato in vita una delle moto simbolo degli anni Ottanta: la Katana 1100

    Abbiamo riportato in vita una delle moto simbolo degli anni Ottanta: la Katana 1100. Nata sulla base della GSX-S1000F, la nuova “Suzuki Katana” è realizzata da Engines Engineering da in collaborazione con Rodolfo Frascoli e Motociclismo.

    Federico Aliverti (direttore responsabile di Motociclismo) presenta la “Suzuki Katana”. Insieme a lui sul palco, Alberto Strazzari (Engines Engineering – a dx) e Rodolfo Frascoli (il designer che ha tracciato le linee della moto – a sx)

    Un’idea folle

    Dalla scorsa primavera ci siamo lanciati in un progetto molto ambizioso, un’idea folle: abbiamo voluto riportare in vita una delle moto degli anni Ottanta più interessanti e innovative, addirittura troppo audace e controversa nel design per quel tempo, la Suzuki Katana 1100. L’idea di partenza non è stata quella banalmente di clonarla, ma con questa operazione abbiamo voluto rendere omaggio a una delle moto più interessanti e innovative mai costruite.

    Come base di partenza per la “nostra” Katana abbiamo scelto un’altra Suzuki, la GSX-S1000F, una sport tourer con motore quattro cilindri in linea raffreddato a liquido da 146 CV a 10.000 giri. È una moto che abbiamo definito “Strepitosa nelle curve” e dotata di un “… bel motore sportivo, con tanta coppia già in basso, medi da aggrapparsi al manubrio e cattiveria da vendere in alto“. L’idea della “nuova Katana” ha quindi un’ottima base di partenza, e a disegnare le linee del nostro progetto ci ha pensato poi una mano d’eccezione: Rodolfo Frascoli, il padre della Moto Guzzi Griso, delle Triumph Speed Triple e Tiger 1050. Ad aiutarci nell’impresa abbiamo trovato in Engines Engineering, la struttura alle porte di Bologna nata nel 1979 e diretta dall’ingegner Alberto Strazzari; una azienda specializzata nella costruzione, nel collaudo e nelle prove su strada dei prototipi.

    Ora, dopo mesi di lavoro, il nostro progetto è giunto al termine e diamo il benvenuto alla “Suzuki Katana”.

    katana

    Dalla carta al digitale

    Nella nostra struttura abbiamo subito iniziato a lavorare intorno alla Suzuki GSX-S1000F che è servita da base tecnica alla nuova moto. Il primo passo è stato quello di trasformare i tanti bozzetti bidimensionali del designer Rodolfo Frascoli, in una serie di altrettanti disegni computerizzati. La modellazione al computer ha richiesto due settimane di lavoro da parte dei tecnici specializzati di Engines Engineering.
    Altro passo preliminare, è stata la scansione ottica della moto, sia completamente “vestita” con carenatura, serbatoio, sella e codino, sia spogliata dalle sovrastrutture. Questo procedimento ci è servito per avere le reali dimensioni della base meccanica e del telaio della GSX-S1000F
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    La “Suzuki Katana” inizia a prendere forma

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    Dopo aver scansionato otticamente la moto in tutte le direzioni, la GSX-S di base ha perso la triangolazione posteriore di sostegno di della sella per far posto al nuovo telaietto della Katana. La struttura di supporto della sella è sempre basata su tubi in acciaio, ma il disegno della doppia triangolazione si è trasformato in un elaborato traliccio. Questo per avere una posizione di guida differente, più ravvicinata e più alta. Allo stesso tempo sono stati convertiti i disegni tridimensionali al computer, in un modello “fisico”, arrivando a definire quello che è diventato un primo prototipo di stile della linea finale della nuova Suzuki. Questo modello è stato realizzato attraverso un processo di prototipazione rapida, fresando dal pieno un blocco di Ureol (una particolare resina per la modellazione) con una macchina a controllo numerico. Il blocco di Ureol ci è servito anche da base per il clay, una speciale argilla che ben si presta alla modellazione, in quanto facilmente plasmabile. Si è lavorato prima sui volumi e sull’ergonomia, poi sulle superfici, e da ultimi si sono aggiustati i dettagli. Il tutto guardando il modello da diverse angolazioni e distanze e variando l’intensità della luce, per valutare ombre e riflessi.

    Martello e scalpello

    Il vantaggio del clay è che è un materiale molto malleabile e può essere plasmato direttamente a mano dopo averlo leggermente riscaldato. Quando si raffredda, tutta questa “terra” può essere rifinita con gli stessi attrezzi che usa uno “scultore”. Le zone dove siamo intervenuti sulla nostra Katana sono quelle centrali, ovvero la triangolazione sotto la sella che si allarga leggermente e la copertura della stessa sella verso il serbatoio. Abbiamo poi leggermente rivisto la zona anteriore. Ovviamente, non potevano mancare i simboli legati alla prima Katana: la spada del samurai e il carattere giapponese che simboleggia la moto sono stati scavati sul lato della carenatura che dal cupolino si protende verso il serbatoio.
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    Il passaggio finale

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    Dopo mesi di lavoro siamo dunque arrivati al passaggio finale, il prototipo è stato “congelato” nella linea delle sovrastrutture che sostituiscono sella, serbatoio e codino. Dallo stato “grezzo” abbiamo poi dovuto costruire le nuove sovrastrutture. Questi componenti sono stati realizzati in fibre composite (con il “manichino” della moto che ha fatto letteralmente da stampo), ma anche ricavati dal “pieno” sfruttando la scansione elettronica che è stata fatta dei vari particolari e utilizzando i disegni costruttivi generati dal computer per abbinarli alle macchine utensili di Engines Engineering. Il passo successivo è stato quello di rendere marciante il prototipo. Oltre a verificare che tutto fosse a posto, questo step ci ha permesso pure di mettere a punto il nuovo assetto di guida. L’ultima tappa è stata poi quella di verniciare e tirare a lucido la “nostra Suzuki Katana”.

    Articolo estratto dalla rivista Motociclismo

    http://www.motociclismo.it/suzuki-katana-motociclismo-2018-68490

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